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Burgess: "Rossi sta cercando di andare oltre i suoi attuali limiti"

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Penna

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L'ormai ex capo meccanico del fuoriclasse di Tavullia torna a parlare del suo discusso divorzio dal 'Dottore' e parla a ruota libera della sua opinione sulle prospettive future del suo ex 'protetto'.

Era la vigilia del GP della Comunità Valenciana, ultimo appuntamento del Motomondiale 2013, quando Valentino Rossi annunciò tra lo stupore generale la sua decisione di separarsi dal suo storico capo-meccanico Jeremy Burgess, il guru australiano già responsabile dei successi di Mick Doohan e suo ‘mentore’ tecnico in tutta la carriera del ‘Dottore’ in Premier Class. La notizia non era proprio un ‘fulmine a ciel sereno’ (voci su un possibile divorzio circolavano già da qualche giorno), ma tra i più sorpresi dall’annuncio c’era proprio lui, Burgess, che solo poche ore dopo ammetteva candidamente di non aspettarsi di ricevere subito il benservito dal suo ormai ex ‘pupillo’.

Subito prima del successivo test post-Gara di Valencia, veniva annunciato che l’erede di Burgess nel box di Rossi sarebbe stato Silvano Galbusera, che passava quindi subito al comando delle operazioni, mentre per Burgess si spalancavano le porte del ritro dorato nella sua amata Adelaide. Pochi giorni dopo queste vicende, il sito francese GP Inside ha intervistato ‘a bocce ferme’ il celebre tecnico australiano, che è stato prodigo di riflessioni piuttosto interessanti su quanto accadato e di previsioni per quanto riguarda il futuro di Rossi in MotoGP. Ne riportiamo alcuni dei passaggi più significativi:

“Posso solo dire che mi auguro e che sia la decisione giusta [per riportare Rossi ai più alti livelli di competitività]. Ho un immenso rispetto per Valentino, per le cose meravigliose che ha fatto in passato, ma sappiamo anche che ora è molto più vicino alla fine della sua carriera che non all’inizio. Come tutti gli atleti che raggiungono questa fase della loro vita, probabilmente non capisce bene perché i suoi avversari sono più veloce di lui.”

“Probabilmente dentro di se pensa: “Sono sicuro di essere ancora capace di fare certe cose, posso fare quello che facevo 10 anni fa, e ci sono anche alcune cose che posso fare pure meglio”, ma da qualche parte nel “processore Valentino” le informazione non arrivano più così in fretta. In Australia parliamo di ‘gene della conservazione’ [”preservation gene”], che inizia a farsi sentire dopo i 30 anni e ti fa sentire più vulnerabile. Adesso è proprio questo il punto: Valentino sta cercando di andare oltre quelli che sono gli attuali limiti delle sue capacità.”


Ma Burgess sarebbe contento se Rossi dovesse vincere subito la prima gara in Qatar nel 2014?

“Sarei davvero felice se dovesse succedere. Sono stato felice quando ha vinto ad Assen in questa stagione, ma il punto principale è quello di arrivare ad essere costanti nel corso delle 18 gare del campionato, ed è forse proprio in questa area che gli sportivi a fine carriera soffrono di più. [Rossi] sarà sempre in grado di combinare tutti gli elementi necessari per vincere in un week-end, ma non necessariamente nell’arco di un’intera stagione. Senza contare la pressione colossale che deriva dalla concorrenza di piloti come Lorenzo, Pedrosa e Marquez. Loro formano un gruppo di quattro piloti di un livello superiore a quello degli altri, ma Valentino non è stato abbastanza vicino al 3° posto in ogni gara di quest’anno.”

“Se guardiamo a cosa è successo a Valencia nel corso della quarta sessione di prove libere, Valentino è stato il più veloce di tutti in alcuni tratti del circuito. Poi, 15 minuti più tardi, in qualifica, gli altri sono stati in grado di migliorarsi di 3 decimi di secondo in un solo settore, mentre il nostro crono è migliorato solo di qualche millesimo. Sappiamo che correvano tutti con la stessa moto, non c’è nessun “super set-up” per le qualifiche: si tratta esattamente della stessa moto con cui erano in pista 15 minuti prima. E questo significa che loro riescono a metterci qualcosa di speciale. Non sappiamo cosa sia, ma se qualcuno lo scopre e riesce a metterlo in bottiglia farebbe milioni di dollari! Semplicemente, loro avevano quel qualcosa in più…”


Sulle difficoltà incontrate da Rossi quest’anno per raggiungere lo stesso livello di performance del compagno di colori Jorge Lorenzo:

“La moto era cambiata molto [rispetto al 2010, ultima stagione di Rossi in Yamaha prima del passaggio in Ducati] e se Valentino fosse stato un giovane pilota lo avrei incitato a guidare la moto nella stessa maniera di Lorenzo [..]. Quando siamo ritornati da Ducati abbiamo giocato molto con le regolazioni della moto, e la Yamaha hanno cercato di riprodurre le stesse caratteristiche della M1 che avevamo nel 2010: ha funzionato in Qatar per la prima gara stagione [con Rossi secondo dietro a Lorenzo] ma il problema è che non avevamo capito il motivo per cui aveva funzionato così bene. La moto è andata molto bene anche ad Assen, ma nelle altre gare abbiamo sempre speso un sacco di tempo per cambiare le impostazioni, per cercare di trovare soluzioni, e credo che con tutto quello che abbiamo fatto Valentino abbia gradualmente perso la sua strada. E tutti noi con lui. Cercava le stesse sensazioni che aveva conosciuto in passato, ma anche lui è un po’ cambiato.”

“Negli ultimi otto Grand Prix siamo tornati alle basi usate da Jorge, ma quando si confrontano i tempi, Lorenzo in generale è stato sempre più veloce di circa 4 decimi, e anche in qualifica lo scarto era lo stesso. Così è la vita. Se fossimo stati in grado di capire esattamente quello che ci mancava, naturalmente anche i nostri risultati sarebbero stati migliori, ma niente dura per sempre nella vita di un uomo… Una porta si chiude mentre se ne apre un’altra… Non ho assolutamente perso la mia passione per tutto ciò che accade nel paddock e in pista, sono ancora appassionato della tecnologia di queste macchine, ma ciò che si può fare in gara è il risultato del lavoro di sviluppo che viene fatto a monte. Adoro tutto di questo lavoro di sviluppo della moto, ma poi tocca ai ragazzi che le guidano di ottenere il massimo in corsa”.


Alla domanda se si sentisse in qualche modo ‘sollevato‘ dalla scelta di Valentino Rossi di ‘lasciarlo libero‘, Burgess ha risposto con disarmante onestà:

“In un certo senso sì. Io mi preoccupo molto per la sicurezza del mio pilota. Ho visto troppi incidenti orribili, e so benissimo che se Valentino dovesse rimanere gravemente ferito, le persone a lui vicine chiederebbero: “ma perché non ha smesso prima?”. Restituire a Graziano e Stefania, i suoi genitori, un Valentino in perfetta salute è un sollievo per me. Specialmente dopo aver vissuto il dramma di Mick Doohan, non volevo che accadesse di nuovo. Quando sento che Valentino sta cercando di fare qualcosa che forse, semplicemente, non è più capace di fare, lo trovo inquietante. Lui è convinto di poter tornare ad essere campione del mondo, e ammiro io questa sua convinzione, ma io non sono un uomo di fede. Sono un uomo che vuole vedere la dimostrazione delle cose . Quando qualcuno dice: “Io posso farlo”, io rispondo: “Dimostrami che lo puoi fare”. E Valentino non è stato in grado di darmi questa dimostrazione.”

“Ci ha provato, ha fatto tutto quello che poteva, ma questo lo porta ad uscire dalla sua “comfort zone”, mentre questo non succede a Marquez e a Lorenzo. Valentino ha avuto tutto il suo successo rimanendo sempre nella sua ‘zona di comfort’, ma adesso questo non è più il caso. A un certo punto era ormai chiaro che, passando da un circuito all’altro, trovavamo sempre gli stessi quattro nomi in cima alla graduatoria dei tempi, con Crutchlow che riusciva a inserirsi solo occasionalmente. Alla fine del weekend, nella maggior parte dei casi, avevamo Marquez, Lorenzo, Pedrosa e poi Valentino Rossi. Valentino dà tutto quello che può, ha avuto una carriera molto lunga, ma adesso ha 34 anni.”


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2 Rossi: sei gare per decidere il mio futuro il Mar Nov 26, 2013 10:09 am

Penna

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Domani a mezzanotte Italia 1 trasmetterà “The New Age - Un anno di MotoGp”, uno speciale sulla stagione appena conclusa condotto da Guido Meda. Come parte del programma, andrà in onda un'intervista a Valentino Rossi, della quale qualche stralcio è già entrato in circolazione.

Uno su tutti, una sorta di ultimatum auto-imposto da parte del nove volte iridato, in netta difficoltà nella stagione appena conclusa nel tentativo di arginare lo strapotere dei "tre moschettieri" spagnoli.

"Se sono qui e voglio continuare a correre, nel 2014 dovrò stare davanti, più vicino ai primi tre – ha detto Rossi – Da febbraio a giugno, i test e le prime sei gare saranno cruciali per decidere se continuare o smettere di correre in Motogp a fine stagione. A me piacerebbe continuare ancora un paio d’anni, ma solo se sono competitivo".

Prendere o lasciare, insomma. Inoltre, il "Dottore" sembra aver lasciato intendere che il rapporto professionale con l’ex capotecnico Jeremy Burgess fosse sfibrato ormai da tempo.

"Spiegare troppi particolari di ciò che non andava potrebbe essere un problema, allora è meglio che si pensi che è stata una bizza del pilota", ha aggiunto Rossi.

Nello speciale andranno in onda anche interviste al neo campione Marc Marquez e al suo rivale Jorge Lorenzo, mentre dalla Spagna Alberto Porta ha realizzato un reportage sui motivi per cui il motociclismo iberico domina sulla scena mondiale.


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